Perché aumenta la circolazione del contante anche nell’era digitale

Securindex.com (20 dicembre 2018)

Dopo anni di campagne “war on cash” in tutto il mondo per convincere le popolazioni che una società cashless è più sicura ed efficiente, la resistenza del contante alle decise azioni di contrasto dei governi si rivela ancora molto forte. Paolo Spollon, CEO BMC Gruppo Battistolli e vice presidente Assovalori, fa il punto della situazione per essecome.

D: Dopo anni di campagne “war on cash” in tutto il mondo, qual è la vera situazione attuale sull’uso del contante in Italia e nel resto del mondo?
R: Va precisato che la così detta “war on cash” non si è mai arrestata, anzi si può affermare che questa battaglia contro l’uso del contante sia oggi divenuta un mantra, oltre che nei paesi del Nord Europa anche nelle nazioni “mediterranee” come la Francia, dove le autorità governative, oltre alla riduzione dell’ammontare massimo per le operazioni in contante, passato dai precedenti 3.000 euro agli attuali 1.000 euro, stanno conducendo una strenua battaglia per convincere la popolazione che una società cashless sia più sicura ed efficiente. Tuttavia, come si può evincere dalle schede sottostanti, la resistenza del contante a queste decise azioni di contrasto si rivela ancora molto forte. Se si confronta l’uso del contante nei vari paesi europei, si ottiene la conferma che il denaro contante è sicuramente usato maggiormente nei paesi dell’area mediterranea, ma anche in Germania, Austria e Slovenia l’uso è molto elevato, sia in termini di numero delle transazioni che in valore delle stesse. Si nota comunque che anche nei paesi del Nord Europa l’uso del contante mantiene quote percentuali di rilievo.

D: Secondo le vostre analisi, quali motivi spingono oggi le persone ad utilizzare i contanti anche in paesi con abitudini diverse dall’Italia, come Giappone, USA, Nord Europa?

R: Dalla lettura della scheda sottostante si vede che sono molteplici i motivi per i quali la popolazione predilige l’uso del contante. Si va dal controllo immediato delle spese all’accettazione globale, passando per la facilità e la velocità del suo utilizzo ma anche per l’aspetto, non secondario, dell’anonimato. Esiste anche un altro motivo per nulla marginale: il contante è usato anche come riserva di valore. Da una recente indagine condotta dalla Banca Centrale Europea, è emerso che il 44% degli intervistati ha dichiarato di mantenere presso di sé, quindi fuori dai depositi bancari, riserve precauzionali di denaro contante. Questo sta a significare che il contante continua ad essere considerato come il mezzo più efficace per tutelarsi da situazioni di crisi economica, dalle frodi informatiche e perfino dalle emergenze meteorologiche.

Tutto quanto sopra descritto contribuisce a far sì che il contante resti uno strumento di pagamento difficilmente eliminabile, anche a fronte dell’ incremento degli altri mezzi di pagamento. Un’ulteriore conferma sta nel fatto che anche Paesi dove i pagamenti elettronici sono diffusi da molti anni, come gli Stati Uniti, il Giappone e il Regno Unito, non sfuggono al fatto che il contante stia riguadagnando terreno in valore percentuale di transazioni effettuate, con particolare rilievo per i pagamenti di importi fino a 25 euro.

D: A quanto ammonta la massa di contante circolante in Italia? È in crescita o sta risentendo della diffusione dei sistemi di pagamento elettronici?

R: I più recenti dati statistici divulgati da Banca d’Italia, come si vede dalle due schede sottostanti, indicano che le banconote in circolazione erano in aumento, alla fine dello scorso anno.
Più precisamente, sono aumentate del 3,9% in numero di pezzi, passando da 3,7 miliardi del 2016 a circa 3,8 miliardi del 2017, e del 2,8% in valore, passando dai 145,6 miliardi di euro a 149,6 miliardi del 2017. Le emissioni nette cumulate sono pari alla somma dei prelievi di banconote effettuate presso la Banca d’Italia dalla data di introduzione dell’Euro, al netto delle somme dei versamenti effettuati presso la Banca d’Italia a partire dalla stessa data.

D: Cosa propongono gli operatori italiani del CIT per ridurre i rischi e i costi correlati per gli intermediari (banche, negozianti, ecc) e i consumatori finali?

R: Per rispondere alla prima parte di questa domanda, le proposte per la riduzione dei rischi, riprendo uno stralcio della nota di Assovalori, l’associazione italiana delle aziende che hanno come core business il trasporto (CIT) e il trattamento e lavorazione del denaro contante (CM) , apparsa nell’ultimo rapporto intersettoriale di ABI-Ossif sulla criminalità predatoria. Assovalori ritiene che, nonostante i notevoli passi avanti fatti finora per aumentare la sicurezza attiva e passiva dei trasporti su gomma e dei siti di trattamento e deposito del contante, vi siano ulteriori spazi di miglioramento, per rendere più efficiente e sicuro, quindi meno costoso il processo di gestione del denaro contante.

In questa direzione vanno i seguenti suggerimenti:

  • Predisporre una mappatura da parte delle Autorità competenti di ogni sede di Azienda presente sul territorio che movimenti, tratti e stocchi denaro contante;
  • Che tali sedi siano inserite tra gli obiettivi sensibili;
  • Che vengano predisposte procedure di intervento condivise e formalizzate tra Aziende e FF.OO., in caso di attacchi;
  • Che ogni Azienda rediga una check-list condivisa con le Autorità di P.S. contenente:

– le principali caratteristiche dell’insediamento
– le misure di sicurezza adottate
– l’analisi del contesto ambientale, per individuare il livello di rischio dell’insediamento
– venga effettuata con periodicità una esercitazione congiunta tra Azienda e FF.OO per verificare l’efficacia delle procedure
di intervento condivise in caso di attacco

Per quanto riguarda, invece, le proposte per la riduzione dei costi del ciclo del contante, va considerato che bisognerà contrastare la sua relativa inefficienza, riflessa nei suoi rilevanti costi sociali, anche se nascosti. Infatti, è tuttora largamente diffusa tra i consumatori la convinzione che il contante sia privo di costi. La sola direzione percorribile al fine di conseguire, in tempi ragionevoli, una riduzione dei costi in argomento pare essere l’introduzione di cambiamenti fondamentali nel ciclo di raccolta e di distribuzione del denaro.

Per meglio comprendere il contesto, è utile riportare la sintesi espressa dalla BCE relativamente al flusso del contante: “Le banconote seguono un preciso percorso nel sistema economico. Le banche commerciali ordinano i biglietti presso le banche centrali, per poi distribuirli attraverso gli sportelli automatici; i cittadini ne usufruiscono per acquistare in negozi, mercati e altri esercizi. I commercianti e gli altri operatori depositano quindi il contante presso le rispettive banche, che infine lo fanno rientrare alla Banca Centrale Nazionale affinché ne verifichi l’autenticità e l’idoneità alla circolazione. L’Eurosistema continua a promuovere una maggiore convergenza dei servizi di cassa offerti dalle banche centrali dei vari Paesi, in consultazione con le parti interessate a livello sia nazionale che europeo. Grazie a un’accresciuta armonizzazione e integrazione, queste ultime potranno trarre ulteriore vantaggio dalla moneta unica”.

Ed è proprio questa progressiva armonizzazione delle condizioni operative nei Paesi dell’Eurosistema che potrebbe consentire la ricerca di economie di scala, condividendo e applicando le migliori prassi. Anche in Italia la diminuzione del costo della gestione del denaro contante e la diminuzione dei rischi non possono che passare attraverso una ottimizzazione dei flussi, per esempio con l’adozione dei sistemi di compensazione tra banche commerciali del loro contante in giacenza. Questa azione avrebbe come conseguenze immediate la riduzione dei trasporti tra Società di CIT-CM e Banca d’Italia e la diminuzione delle somme in deposito presso i caveau delle Società stesse. Si otterrebbe così oltre ad una riduzione dei costi, anche una diminuzione dei rischi impliciti per tutto il sistema. Tuttavia occorre tenere conto che le banche hanno esternalizzato alle società di CIT-CM la gran parte delle attività di gestione del loro contante; pertanto, l’applicazione di processi “industriali” – che garantiscano l’efficienza e, per tale via, la riduzione dei costi – necessita di cospicui investimenti a carico dei CIT.

Tali investimenti non sono di facile avvio in un contesto come quello italiano, caratterizzato da una frammentazione del sistema tutt’ora marcata nonché dall’attuale modello organizzativo della Banca d’Italia, che assume su di sé ogni attività riguardante il circuito del contante a livello nazionale, avvalendosi della propria rete di filiali più o meno diffuse sul territorio. Consegue una stretta dipendenza dall’Istituto Centrale degli altri attori del ciclo del contante, che possono solo modulare la propria attività in relazione all’organizzazione dettata dalla stesso.

Link dell’intervista: Perché aumenta la circolazione del contante anche nell’era digitale