Ricostruzione con i detenuti

Il Tempo, 5 giugno 2012

Tensione e paura non abbandonano l’Emilia dove le scosse di terremoto si ripetono con lugubre continuità, squassando i nervi di una popolazione forte ma che da ormai due settimane convive con un nemico strisciante. La scossa di domenica sera che ha causato, tra l’altro, il crollo della Torre dell’orologio di Novi di Modena, già gravemente lesionata, è stata seguita ieri, nel giorno di lutto nazionale, da decine di repliche. Dopo la mezzanotte sono state più di 30 quelle avvertite nel Modenese. Le più forti alle 8.55 (magnitudo 3.9), alle 9.04 (3.4) e alle 9.21 (3.2) . Ad aggravare la situazione la violenta pioggia che si è abbattuta sulla zona dalle prime ore di ieri mattina.
In questo clima si sono celebrati a Carpi i funerali di don Ivan Martini, il parroco di Rovereto morto nel crollo della sua chiesa. Tanti i vescovi e i sacerdoti della zona presenti al rito. «Don Ivan come testimone di Gesù ha cercato di camminare a fianco della sua gente, asciugando lacrime e dolore, rianimando la speranza, dando dignità ai poveri e agli ultimi» ha ricordato il vescovo di Carpi mons. Cavina. «Hai lasciato un segno indelebile nelle nostre vite» hanno scritto i detenuti del carcere S. Anna di Modena. E proprio sui detenuti si è concentrata ieri l’attenzione generale. Il ministro della Giustizia Paola Severino, infatti, ha visitato il penitenziario bolognese della Dozza e ha annunciato due provvedimenti: lo spostamento di circa «350 detenuti nelle carceri di altre regioni e un rinforzo alla polizia penitenziaria impegnata in Emilia-Romagna». Ma il Guardasigilli ha anche aggiunto che parte dei detenuti potrebbe essere impiegata nella ricostruzione post sismica.
L’iniziativa riguarderebbe i detenuti «non pericolosi e già in semilibertà». Un’idea di cui si deve ancora discutere con direttori e provveditori. «Vorrei che fossero coinvolte – ha detto – tutte le carceri della regione e non solo». Questo raggiungerebbe l’ obiettivo di far sentire utile la popolazione carceraria e di farla apparire utile alle persone colpite dal terremoto. Contrario il leghista Calderoli che suggerisce invece di richiamare e utilizzare i militari impegnati all’estero. Il ministro ha fatto sapere che le celle resteranno aperte giorno e notte per eventuali emergenze. Intanto si cerca di ripartire. «La torre è caduta ma noi siamo in piedi» ha detto il sindaco di Novi, Luisa Turci, spiegando bene lo stato d’animo delle popolazioni emiliane.

Il presidente dell’Anci Delrio ha proposto ai comuni italiani di «adottare a distanza» qualcuno di quelli più colpiti dal sisma mentre il Gruppo Battistolli, leader nel settore dei servizi di vigilanza, ha dato inizio ad un servizio gratuito di vigilanza notturna a tutela dei beni contenuti nelle abitazioni e nelle strutture danneggiate dal terremoto a Mirandola.

La Confagricoltura denuncia i timori per le imminenti raccolte di cereali e frutta poiché la maggior parte dei centri di stoccaggio sono stati danneggiati, con il bilancio dei danni del settore agroalimentare destinato a salire. E anche il numero degli indagati da parte della Procura di Ferrara per la morte di 4 operai nei crolli dei capannoni di tre aziende di Sant’Agostino e Bondeno salirà. Attualmente sono 17 ma a breve potrebbero diventare una trentina. Le conseguenze del sisma si sono avvertite anche a Biella: sulla torre Masserano, simbolo della città piemontese, sono comparse crepe e sono stati evacuati uffici e case limitrofi.