Un piano di guerra 15 banditi, 100 spari ma il colpo è fallito

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Il Tirreno, 2 Ottobre 2016
LIVORNO È l’alba e l’autostrada A12, tra Rosignano e Collesalvetti, è un tappeto di chiodi e bossoli. Si contano i danni dell’assalto, in stile militare, al portavalori della Mondialpol. Lo scenario è da guerra. Una catena di ferro messa a un metro da terra, all’imbocco della galleria di Rimazzano, sull’autostrada A12 direzione sud, per bloccare il traffico; armi automatiche – mitra e kalashnikov – usate in un conflitto a fuoco, nella corsia nord, con cento colpi totali esplosi; poi sacchi di chiodi gettati per mettere in difficoltà gli inseguitori e due auto di polizia e carabinieri con le gomme forate. In tutto sei chilometri di A12, tra i caselli di Rosignano e Collesalvetti, trasformati in un campo da combattimento da un commando di una dozzina di persone, forse quindici, forse ex militari, intenzionato a impossessarsi del tesoro contenuto nel portavalori Mondialpol, partito dalla sede di Cecina e in viaggio verso nord, scortato da un furgone: in tutto 6 milioni di euro. Una serata d’inferno, venerdì, dalle 22 in poi, con gli automobilisti prima affiancati dai banditi che si spacciano per poliziotti in borghese e poi minacciati. A una famiglia di Varese i malviventi buttano via le chiavi dell’auto, tanto che i tre, genitori e bimba, vengono ospitati per la notte dalla squadra mobile nella questura a Livorno. Le chiavi verranno ritrovate la mattina dopo nei campi a fianco dell’autostrada. Nessun ferito, un miracolo. Ma il colpo fallisce. E i rapinatori scappano, lasciando terra bruciata dietro di loro. Come in un film. Venerdì sera sull’A12 sembra di stare su un set di Ridley Scott: chi ha visto “The Counselor” ricorderà bene la scena mozzafiato in cui i cattivi, per fermare un giovane centauro, corriere della droga nascosta nel casco, mettono un filo ben teso, ad altezza d’uomo, su una strada semideserta al confine tra Usa e Messico. Il motociclista passa a 200 all’ora, e viene decapitato. Già, per fortuna è solo un film, e la strada di Scott è lunga e desolata. Tra Collesalvetti e Rosignano, invece, il traffico è sostenuto. Un commando in stile militare. Sono circa le 22. In azione sull’A12 ci sono una quindicina di persone, rapinatori esperti, in azione con quattro auto, due Bmw, una Jaguar e un fuoristrada. Secondo la squadra mobile della polizia, che indaga guidata dal dirigente Giuseppe Testaì, in due stradine parallele all’autostrada, nella zona di Castell’Anselmo nel comune di Collesalvetti, ci sono altre auto con complici a bordo, a disposizione dei banditi per la fuga. Per prime entrano in scena le due Bmw, che iniziano a fermare il traffico in transito verso nord. I banditi, cappuccio, bavero alzato e paletta, si spacciano per agenti in borghese. Le auto che si trovano a passare in quel momento sono costrette a fermarsi. Tuttavia, bastano pochi istanti ai conducenti per rendersi conto che di fronte non hanno poliziotti, ma banditi. Ma ormai è tardi. La stessa cosa accade nella corsa di sud, dove in azione c’è la Jaguar, che segue lo stesso copione. In questo modo, i rapinatori creano una zona interdetta al traffico dove poter agire indisturbati. Un fuoristrada, un suv bianco, viene usato per l’assalto: è da lì che parte la raffica di colpi che trivella il furgone portavalori. Le guardie giurate rispondono al fuoco dei banditi e colpiscono il Suv. Il conflitto a fuoco. Il mezzo Mondialpol viene attaccato quasi all’uscita della galleria nella località Rimazzano, quasi sicuramente con dei kalashnikov (ma la mobile sta aspettando i risultati dell’esame balistico). Le tre guardie giurate che viaggiavano nel portavalori Mondialpol rispondono al fuoco dalle fessure predisposte nel mezzo per l’uso di armi in caso di emergenza, ma restano illese, così come gli altri tre colleghi che si trovano sul furgone di scorta. A quel punto i banditi tentano il tutto per tutto e tre di loro con una sega elettrica cominciano a tagliare il tetto del blindato, ma devono desistere. Decisiva la mossa delle guardie giurate che restano sui mezzi blindati, che così si trasformano in fortini inespugnabili. E così facendo, le guardie fanno scattare il cosiddetto spuma block, che genera schiuma poliuretanica e “congela” il bottino milionario e fa fallire il colpo. Pioggia di chiodi. Quando capiscono che non c’è modo di accedere ai sacchi di banconote, i banditi battono in ritirata. E lo fanno lasciandosi alle spalle una scia di chiodi, sparsi sull’autostrada nella corsia in direzione sud per mettere in difficoltà gli investigatori. Chiodi che provocano forature a go-go e paralizzano la circolazione in tutti e due i sensi. Un sistema, questo, preso in prestito dalle tecniche militari, e molto diffuso, come dimostrano i numerosi precedenti in varie parti di Italia, da Grosseto a Mantova, da Foggia alla Sardegna. Inoltre, i banditi per depistare le indagini hanno cercato di danneggiare le quattro auto usate, ma la polizia è riuscita comunque a trovare dei reperti all’interno: impronte e delle maschere antigas. Le indagini: accento siciliano. Gli investigatori della squadra mobile guidati da Testaì sono sulle tracce dei banditi. Una prima indicazione utile alle indagini arriverà dal risultati degli esami balistici che diranno con certezza che tipo di armi sono state usate. Inoltre, la polizia ha chiesto di acquisire le immagini delle telecamere dell’autostrada per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Gli agenti stanno anche lavorando sul traffico telefonico, nella speranza di intercettare le utenze utilizzate dai banditi, anche se è molto probabile che i malviventi abbiano comunicato con le radioline, proprio per ovviare a questo problema e non agevolare le indagini. Ma le indicazioni più importanti, in questa fase, arrivano soprattutto dai testimoni: una decina le persone sentite ieri dalla squadra mobile a Livorno. Alcuni di loro hanno descritto i malviventi come abbastanza giovani, italiani, con accento siciliano o comunque del Sud. Le bande di assalitori intercettate nel passato dalle forze dell’ordine in questo genere di rapine di solito sono formate da italiani del Meridione, albanesi e gente dell’ex blocco sovietico. Quanto al look, si parla di vestiti scuri e passamontagna, cappucci o cappelli calati sul viso, oltre che sciarpe o baveri alzati. Perché il colpo è fallito. Su una cosa tutti gli investigatori che stanno lavorando al caso sono d’accordo: in azione è entrato un commando di ex militari o comunque di delinquenti molto ben organizzati, esperti di assalti e di tecniche di guerra. Tuttavia, questo non è bastato a far sì che la rapina andasse in porto. E questo perché alcuni errori i banditi li hanno commessi: prima di tutto, secondo quanto emerso dalle prime indagini della mobile, le squadre non erano ben coordinate fra loro, e questo avrebbe fatto sì che siano stati persi attimi preziosi nell’azione. Infine i banditi non hanno messo in conto che il sistema spuma block potesse annullare i loro propositi, e in questo il merito va dato alle guardie giurate, che sono riuscite ad attivare al top la procedura di sicurezza.

Come funziona il marchingegno che permette di congelare i soldi

Il sistema spuma block, di cui sono dotati tutti i mezzi della Mondialpol, permette di “congelare” ciò che è presente nel caveau all’interno del mezzo. Di fatto i soldi vengono “immobilizzati” grazie a una sorta di spuma che, una volta attivata, ingloba denaro e lingotti. questo modo – spiega Marco Meletti, responsabile della comunicazione della Btv Mondialpol – si forma un grande parallelepipedo solido, intrasportabile se non con gru o altri mezzi di grosse dimensioni. Soltanto portando questa formazione solida in apposite ditte si riesce a liberare ciò che si trova all’interno Come spiega il responsabile della comunicazione di Mondialpol, «le nostre guardie hanno mostrato grande professionalità e freddezza, dato che mentre rispondevano al fuoco hanno attivato i sistemi di allarme e il congegno spuma block, mandando in fumo il colpo. Un comportamento straordinario, per cui il gruppo darà loro riconoscimenti».