Telecamere, 15 milioni dallo Stato

La Tribuna di Treviso, 2 Marzo 2017
C’è tempo fino al 20 marzo per presentare la domanda di credito d’imposta legato all’acquisto di sistemi di telecamere e sistemi di allarme o di contratti di vigilanza con società specializzate compiuti nel 2016. Il fondo – 15 milioni – è destinato a chi ha sostenuto spese per la prevenzione della criminalità, installando sistemi di videosorveglianza digitale o di allarme oppure sottoscrivendo un contratto di vigilanza. Lo rende noto l’Agenzia delle Entrate, che per la prima volta ha esteso la possibilità alle persone fisiche. In applicazione della legge di stabilità 2016, norma invocata da molte associazioni di cittadini come strumento per combattere la criminalità, incentivando l’uso della tecnologia e di strumenti passivi contro rapine furti e vandalismi. Può usufruirne chi ha sostenuto le spese nel 2016, chi lo ha fatto per immobili personali o familiari e nella misura del 50% se l’immobile è usato per attività d’impresa o di lavoro autonomo. Obbligatorio presentare la domanda all’Agenzia delle Entrate. Info 848- o 06- (da cellulare) o sul sito www.agenziaentrate.gov.it Sul tema sicurezza, una novità che non mancherà di avere ri- anche nella Marca, dove la questione della criminalità è da due decenni in cima all’agenda politica. Fra chi commenta positivamente l’introduzione del credito d’imposta c’è Enrico Renosto, anima dell’associazione Quartieri Vivi e Attivi, che a Santa Bona aveva istituito «Sonni tranquilli», contratto di quartiere con i Rangers per una sicurezza a costi abbattuti per la diffusione del servizio sul territorio. «La nostra iniziativa è stata la prima in assoluto con questa modalità popolare, ora celebriamo una grande vittoria: da un piccolo quartiere si può arrivare a una nuova legge nazionale», sottolinea oggi l’ex capogruppo ai Trecento del Pdl, «era giusto due anni fa, il caso di Santa Bona finita su tutti i giornali e le televisioni nazionali: una delle nostre richieste era proprio che lo Stato potesse intervenire a parziale copertura delle spese che le famiglie si accollavano. E questo in un quadro in cui il privato assicurava un supplemento di sicurezza che lo stato faticava a colmare con sempre meno risorse disponibili. Ora, due anni dopo, la discussione in Parlamento ha prodotto una legge che si materializza con questo decreto del ministero tramite l’Agenzia delle Entrate». Renosto rileva anche come, in vista di future espansioni del progetto Rangers («penso a pattuglia dedicate in ogni quartiere»), l’amministrazione comunale fosse e resti scettica su questo progetto. «L’assessore Grigoletto ancora oggi sostiene un controllo di vicinato che non pare dare gli esiti voluti, e che a Santa Bona non ha mai visto la luce, nonostante la nostra iniziale disponibilità. Ma penso che la smentita migliore alla linea della giunta Manildo l’abbia data il governo, del loro stesso colore politico, premiando la battaglia di Santa Bona». Per info su «Sonni tranquilli» ci si può rivolgere a quartierivivie attivi@ pagina facebook dell’associazione.